SCOLLAMENTO
L'AMACA di Michele Serra
(da Repubblica del 30.05.2007)
L'analisi del voto, questa volta, non è così difficile: il centrodestra conta i suoi voti e li trova tutti, anzi qualcuno di più. Il centro sinistra conta i suoi voti e ne trova parecchi di meno, perchè in tanti non sono andati a votare. Questo darà modo alle varie componenti della maggioranza - secondo tradizione - di rinfacciarsi a vicenda la colpa della sconfitta. Ma temo che la verità sia più radicale e perfino più severa: lo scollamento tra l'elettorato di sinistra e i suoi rappresentanti è pauroso. Dopo anni che in molti borbottano "se continuate così non vi votiamo più", questa volta lo hanno fatto. Perchè, per quanto il rapporto con la politica sia meno ideologico, più pragmatico, quando si va a votare si cerca o si spera di potersi specchiare, almeno a tratti, nel proprio eletto. Si cerca o si spera di vedere rappresentate le proprie idee, di sentire difendere la propria identità culturale o quello che ne rimane.
La gente di sinistra chiede ai suoi capi di difendere i valori repubblicani (laicità dello stato, uguaglianza di diritti e doveri, dignità del lavoro) e di battersi per alcune opzioni politiche che segnano, eccome, la differenza con la destra (welfare, legalità, primato della scuola pubblica, primato degli interessi sociali). Ma l'establishment di sinistra, da qualche annetto, pare occupato soprattutto a discutere il proprio organigramma e a scannarsi sulle regole interne. Parla di se stesso, ossessivamente. E non gli rimane il tempo per parlare alla sua gente e per ascoltarla.
SPALLATE
Dobbiamo dare una spallata al governo (Il Giornale)
La spallata non arriva (L'Unità)
Io mi sarei spallato e non poco...
UN PASSO AVANTI E DUE INDRE'
Prima che qualche lettore mi infami nuovamente per aver "bucato" l'anniversario del governo Prodi, mi accingo con questo titolo a sintetizzare quello che secondo me ha combinato l'accozzaglia che abbiamo mandato al potere nella speranza ormai vana che realizzasse almeno una delle tante promesse della campagna elettorale duemilasei. Ma la vera sintesi l'ha fatta il sempre ottimo Mauro Biani con questa magistrale vignetta:

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI
E' un periodo fortunato per alcuni amici blogger e colleghi di lavoro. E sono contento di potervi segnalare alcune loro opere prime sotto forma di supplementi di quotidiano, libri o cd musicali.

Il primo e forse il più famoso è Mauro Biani che ormai spaccia "vigne" a destra (anzi a sinistra) e manca.
L'ultima sua collaborazione di rilievo è per M il supplemento satirico del l'Unità che oggi era in edicola.
La seconda è una "vecchia" conoscenza della rete, Rita Pani. Dal 2000, da quando la iniziai a leggere sulla mailing list di Mark Bernardini, non l'ho mai persa di vista e continuo sempre a "divorare" i suoi sfoghi di apolide comunista. Da qualche giorno è in libreria con un romanzo edito da Gamarrò editori. Il titolo è Luce.

Il terzo è un ragazzo di talento. Tommy Vitaly. Un musicista nel vero senso della parola, uno che studia e che ora mette a disposizione di tutti la sua arte. Per gli amanti del Gothic Rock sta uscendo sul mercato statunitense e canadese (si proprio là perche non è facile essere "profeti in patria") l'album "Diva" (qui un assaggio del mio brano preferito). Loro sono "i Vitaly". (Tommaso Vitali parole e musica, Stefano Senesi voce)
E buon ultima l'evento dell'anno. Ora che anche lei lo ha divulgato e dopo averlo letto in anteprima, vi segnalo l'uscita del libro della Profe. Il 5 giugno per i tipi della casa editrice di Segrate (scusate ma un ce la fo a scriverlo... Profe guarda, io ce la metto tutta, ma un mi viene è piu' forte di me) LA PROFE DIARIO DI UN'INSEGNANTE CON GLI ANFIBI. Da non perdere!
ANAGRAMMI PROFETICI?
Partito Democratico.
Certa: Ardito compito.
Corta: decimo partito.
Mito accertato: Prodi.
Mo' raccatto Di Pietro.
Tattica: dormire poco.
Importo accreditato.
Atroci capetti. Dormo.
Comica pro-dittatore.
Eccomi, patriottardo.
Tram apodittico: c'ero.
Porto ceto matricida.
Toccato Prodi, tremai.
Moderati, patto ricco?
Dò mercato partitico.
Coop: martedì ricotta.
Dotto', aprici mercato!
DC, amore patriottico.
Mattoidi portacroce.
Campar cotti dorotei.
Praticato morotei dc.
Partirà cotto, decimo.
Parto decimato, co' tir.
grazie a Alessio Atrei
IL FASCINO DELL'ORDINE
L'AMACA di Michele Serra
(da Repubblica del 10.05.2007)
La sinistra italiana (quella decaffeinata o parzialmente scremata, notadigattomammone) sta riscoprendo il fascino dell'ordine, vuole mandare i tossici ad asfaltare le strade, levare la patente agli ubriachi, stroncare il racket dei lavavetri, impedire che i rom sfruttino i loro bambini e insegnare ai nostri figli che devono lasciare il posto agli anziani in autobus. Sono d'accordo su tutto, e quanto al posto in autobus se fossi Tex Willer solleverei a suon di sberle i teen-agers stravaccati.
Ma c'è un ma. C'è un però. Tutto questo va benissimo, a patto che uno zelo almeno pari sia dedicato ai grandi mascalzoni che rubano i miliardi, ai boss mafiosi, ai manager di camorra, al padronato del crimine, insomma a quelli che una volta, efficacemente, si chiamavano "gli affamatori del popolo". Sinistra in fin dei conti vuol dire soprattutto questo: saper correlare i meriti e i demeriti all'assetto sociale, saper vedere la disuguaglianza anche quando è celata dalle buone maniere degli abbienti e dalla maleducazione dei poveracci. Alla destra può bastare ripulire le strade dagli scippatori e dai questuanti e poi bere un drink tranquilla. Ma la sinistra, se vuole fare il suo mestiere (ammesso che se lo ricordi ancora, rinotadigattomammone), deve fare qualche passo in più: ad asfaltare le strade voglio vedere il tossico insieme al bancarottiere. Magari hanno qualcosa da insegnarsi a vicenda.
PAPASCIOP & BERLUSCIOP
Dopo il premio di satira al titolista del Manifesto ecco il premio Oscar del Tarocco 2007 ai partecipanti al sito Worth 1000 che si dilettano a taroccare immagini con fotosciop (all'italiana), il mitico programma di fotoritocco, che a saperlo usare tutto farei anch'io miracoli. Come questi due e tutti gli altri.


ONORE AL MERITO
Al titolista del Manifesto del 2 maggio scorso che ha avuto questo colpo di genio satirico. Per me ha già vinto il premio di satira politica di Forte dei Marmi 2007. E lo farei anche santo subito.

Per chi non conosce Sandro Mazzola, Rivera (Gianni) e Andrea Rivera cliccate qui,qui e qui.
Il Papa lo conoscono tutti, anche troppo.
NON CI SI PUO' DISTRARRE UN ATTIMO...
Cari amici, vi sottopongo un appello di Marco Travaglio in difesa della libertà di essere informati, di venire a conoscenza di fatti che il sistema politico-affaristico non vuole che vengano alla luce.Sta per essere approvata (fra poco passerà al vaglio del Senato) una pessima legge sulla diffusione dei contenuti delle intercettazioni e bisognerà trovare il modo di fermarla se non vogliamo rischiare di venire informati solo del tempo che fara' nei prossimi giorni. Ecco come stanno le cose:
AL CITTADINO NON FAR SAPERE
di Marco Travaglio ( Uliwood Party da L'Unità del 19 aprile scorso)
Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. Il 17 aprile, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini ansiosi di essere informati sugli scandali del potere, ma anche sul vicino di casa sospettato di pedofilia. Vediamo perché.
Oggi gli atti d’indagine sono coperti dal segreto investigativo finché diventano “conoscibili dall’indagato”.
Da allora non sono più segreti e se ne può parlare. Per chi li pubblica integralmente, c’è un blando divieto di pubblicazione, la cui violazione è sanzionata con una multa da 51 a 258 euro, talmente lieve da essere sopportabile quando le carte investono il diritto-dovere di cronaca. Dunque i verbali d’interrogatorio, le ordinanze di custodia, i verbali di perquisizione e sequestro, che per definizione vengono consegnati all’indagato e al difensore, non sono segreti e si possono raccontare e, di fatto, citare testualmente (alla peggio si paga la mini-multa). È per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano accusati. È per questo che, di recente, abbiamo potuto conoscere subito molti particolari di Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, dei crac Cirio e Parmalat, degli spionaggi di Telecom e Sismi.
Fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati: dunque non sapremmo ancora nulla delle accuse a loro carico. Lo stesso vale per i sospetti serial killer e pedofili, che potrebbero agire indisturbati senza che i vicini di casa sappiano di cosa sono sospettati.
La nuova legge,infatti,da un lato aggrava a dismisura le sanzioni per chi infrange il divieto di pubblicazione: arresto fino a 30 giorni o, in alternativa, ammenda da 10 mila a 100 mila euro (cifre che nessun cronista è disposto a pagare pur di dare una notizia). Dall’altro allarga à gogò il novero degli atti non più pubblicabili. Anzitutto “è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. La notizia è vera e non é segreta, ma è vietato pubblicarla: i giornalisti la sapranno, ma non potranno più raccontarla. A meno che non vogliano rovinarsi, sborsando decine di migliaia di euro.
È pure vietato pubblicare, anche solo nel contenuto, “la documentazione e gli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati sul traffico telefonico e telematico, anche se non più coperti da segreto”. Le intercettazioni che hanno il pregio di fotografare in diretta un comportamento illecito, o comunque immorale, o deontologicamente grave sono sempre top secret.
L’ultima parte della legge è una minaccia ai magistrati che indagano e intercettano ”troppo”, come se l’obbligatorietà dell’ azione penale fosse compatibile con criteri quantitativi o di convenienza economica: le spese delle Procure per intercettazioni (che peraltro vengono poi pagate dagli imputati condannati, ma questo nessuno lo ricorda mai) saranno vagliate dalla Corte dei Conti per eventuali responsabilità contabili. Così, per non rischiare di risponderne di tasca propria, nessun pm si spingerà troppo in là, soprattutto per gli indagati eccellenti.
A parte «Il Giornale», nessun quotidiano ha finora compreso la gravità del provvedimento. L’Ordine dei giornalisti continua a concentrarsi su un falso problema: quello del “carcere per i giornalisti”, che è un’ipotesi puramente teorica, in un paese in cui bisogna totalizzare più di 3 anni di reclusione per rischiare di finire dentro. Qui la questione non è il carcere: sono le multe. Molto meglio una o più condanne (perlopiù virtuali) a qualche mese di galera, che una multa che nessun giornalista sarà mai disposto a pagare. Se esistessero editori seri, sarebbero in prima fila contro la legge Mastella. A costo di lanciare un referendum abrogativo. Invece se ne infischiano: meno notizie “scomode” portano i cronisti, meno grane e cause giudiziarie avrà l’azienda. Mastella, comprensibilmente, esulta: «Un grande ed esaltante momento della nostra attività parlamentare». Pecorella pure: «Una buona riforma, varata col contributo fondamentale dell’opposizione». Vivi applausi da tutto l’emiciclo, che è riuscito finalmente là dove persino Berlusconi aveva fallito: imbavagliare i cronisti. Ma a stupire non è la cosiddetta Casa delle Libertà, che facendo onore alla sua ragione sociale ha tentato fino all’ultimo di aumentare le pene detentive e le multe (fino al 500 mila euro!) per i giornalisti. È l’Unione, che nell’elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa. Invece l’ha allegramente limitata con la gentile collaborazione del centrodestra. Ma chi sostiene che nell’ultimo anno non è cambiato nulla, ha torto marcio. Quando le leggi-vergogna le faceva Berlusconi, l’opposizione strillava e votava contro. Ora che le fa l’Unione, l’ opposizione non strilla, anzi le vota. In vista del passaggio al Senato, cari lettori, facciamoci sentire almeno noi, giornalisti e cittadini.
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