sabato, 29 aprile 2006
contributo di gattomammone

NON E' MAI TROPPO TARDI

Alla fine Franco Marini è stato eletto presidente dei senatori ma, dopo lo spettacolo indecoroso di venerdi notte, abbiamo scoperto come l'Unione ha potuto portare a termine l'elezione del suo candidato. Nella notte infatti, ad uso e consumo dei senatori d'oltremare, che forse l'italiano se lo sono dimenticato, è stato chiamato il buon Alberto Manzi che negli anni 60 insegnava in tv a scrivere agli italiani analfabeti. Gattomammone e Votantonio sono entrati in possesso di un frammento del video utilizzato per l'occasione.

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Categorie: satira, tarocchi
giovedì, 27 aprile 2006
contributo di gattomammone

CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE FISCHI

BRUTTA CIAO!
di Lia Celi (da Bendix)

Meno male! Ci sarebbe davvero di che vergognarsi, se durante il corteo milanese del 25 aprile qualcuno avesse fischiato un vecchio invalido, partigiano ed ex deportato, con più medaglie sul petto che denti in bocca. Per fortuna il signor Brichetto ha fugato l’equivoco: "Se c’è qualcuno che ha il diritto di fischiare mia figlia, sono io: è da anni al governo insieme agli eredi di quelli che hanno contribuito a mandarmi a Dachau. Pur di farsi eleggere sindaco, ha dato il giorno di libertà alla badante e mi ha accompagnato alla manifestazione. E comunque, tengo a precisare: sono il padre di Letizia Moratti, ma non il nonno di Riforma Moratti".
Scusi ministro, ma chi semina vento raccoglie fischi: se nella sua scuola si studiasse di più la Resistenza, ci sarebbero meno deficienti che confondono gli eroici combattenti della Brigata Ebraica con i falchi della destra israeliana.
La Cdl diserta come sempre le celebrazioni della Liberazione: "Stiamo ancora ricontando i risultati del ‘45. Abbiamo ragione di credere che il fascismo non abbia perso".

Leggi anche: BANDIERE E FISCHI (dal blog di Rocco Biondi)

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Categorie: satira
mercoledì, 26 aprile 2006
contributo di gattomammone

A VOLTE NON SE NE VOGLIONO ANDARE

altro che a volte ritornano...


(grazie a Mauro Biani)

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Categorie: schifezze berlusconiane
sabato, 22 aprile 2006
contributo di gattomammone

LA STRANA COPPIA


(grazie a Votantonio)


(grazie a Mauro Biani)

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Categorie: satira, tarocchi, cappellate di centrosinistra
giovedì, 20 aprile 2006
contributo di gattomammone

ATTENTI A QUESTI TRE...

Caro Romano, questi sono sorvegliati speciali, trovagli qualcosa da fare per i prossimi cinque anni (presidenze di camera, senato, della repubblica) tienili occupati in modo che facciano il minor numero di danni e che non abbiano occasioni di tramare contro di te, e di conseguenza contro tutti noi, che ti abbiamo scelto in luogo del nano pelato (che forse a loro piace tanto).



 

 

 

 

 

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Categorie: cappellate di centrosinistra, proderie
martedì, 18 aprile 2006
contributo di gattomammone

FUGA DI CAPITALE

   L'Italia abrogata nella notte. Al suo posto la Grosse Suisse

Approfittando del weekend vacanziero, il governo Berlusconi lancia l'ultima legge ad-libitum, e dichiara fallita l'Azienda Italia. Inutile il riconteggio delle schede elettorali. Nuova capitale a S-Chanf, nel cantone dei Grigioni

S-Chanf, Cantone dei Grigioni, Grosse Suisse. Questo il nuovo indirizzo che dovrete scrivere sulle vostre lettere di protesta al governo. Perché, dal giorno di Pasquetta, l'Italia non esiste più. L'ha abrogata, in un impeto di rabbia, il governo ancora in carica in una ultima appassionata seduta plenaria. Trovatisi fortuitamente tutti oltre il confine italo-elvetico con delle pesantissime valigie appresso, i ministri del governo Berlusconi si sono seduti intorno ad un tavolino da pic-nic, dove il Presidente del Consiglio ha distribuito le sue ultime tavolette di cioccolato fondente. Poi, col coltellino multiuso di Calderoli, hanno sottoscritto all'unanimità sul legno del tavolo il decreto finale di scioglimento della nazione, con la definitiva annessione alla vicina Svizzera.
"Tutti i capitali sono già qua", ha detto alle marmotte il Cavaliere, "Tanto vale portarci anche la capitale: ho già messo gli occhi sulla
sede adatta in cui instaurare le nuove istituzioni. E, ah, già, dimenticavo: il conteggio delle schede delle ultime elezioni non ci riguarda, perché non vogliamo intrometterci nelle beghe interne di un paese straniero."

(da Giuda.it)

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Categorie: satira
domenica, 16 aprile 2006
contributo di FulviaLeopardi

...DI PORCATE PERISCE!

Non bastasse il voto degli Italiani all’estero, adesso si scopre che se non avessero applicato “la porcata”, la CdL avrebbe vinto, e pure con un ampio margine.

«Abbiamo simulato l’esito delle politiche del 2006 con le regole del 2001: la Casa delle libertà avrebbe vinto. Alla Camera avrebbe ottenuto 320 seggi, 245 col maggioritario e 75 col proporzionale. Al Senato, 166 seggi, 129 dalla parte maggioritaria e 37 da quella proporzionale. In entrambi i casi senza tenere conto di eventuali seggi ottenuti in Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, e tra gli italiani all’estero. Con il nuovo sistema, la Cdl non ha sfruttato gli exploit concentrati in circoscrizioni e Regioni, nelle quali avrebbe conquistato la quasi totalità dei seggi maggioritari.
Applicando i parametri di un semplice modello statistico stimati con il sistema vigente nel 2001 abbiamo simulato l’esito delle politiche del 2006 con le regole del 2001: la Casa delle libertà avrebbe vinto, anche se meno largamente rispetto al 2001. In Italia, avrebbe avuto infatti almeno 320 seggi alla Camera (contro i 277 ottenuti), e almeno 166 al Senato (contro i 153 ottenuti). Avrebbe cioè ottenuto la maggioranza indipendentemente dall’esito del voto dei residenti all’estero.»

Il resto su www.lavoce.info

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Categorie: segnalazioni, news, curiosita, berlusconi
sabato, 15 aprile 2006
contributo di gattomammone

CHI DI PORCATE FERISCE...


(grazie a Maus)

FELICE PASQUA A TUTTI.

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Categorie: satira, tarocchi
mercoledì, 12 aprile 2006
contributo di gattomammone

NIENTE INCIUCI, PLEASE!

 

ASCIUGATE LE LACRIME
dI Gianluca Freda (dal blog di Claudio Sabelli Fioretti)

Sento amici che si lamentano dei risultati elettorali, che imprecano contro la stupidità egli italiani, che minacciano l'espatrio (Berlusconi, secondo loro, ne resterebbe distrutto). Ragazzi, ma scherzate? Guardatela così: Berlusconi ci ha tirato addosso tutto quello che aveva (ed era un bel po' di roba) e non solo siamo ancora in piedi, ma abbiamo anche vinto le elezioni. Ci ha messo contro tutta la sua potenza televisiva, che non sono bruscolini; ci ha insultati, maledetti, accusato di idiozie assurde; ci ha scagliato addosso tutto il fascismo rimasto nel nostro paese (che è tanto) in versione integrale; ha violato la par condicio in maniera plateale e vergognosa; ha imposto a colpi di maggioranza una legge elettorale studiata apposta per azzopparci a pochi mesi dalle elezioni; non contento  potrebbe anche aver fatto ricorso a brogli elettorali, e sarei pronto a scommettere che nelle prossime settimane ne vedremo delle
belle su questo tema. Tutto questo e siamo ancora qui. Volevate stravincere? Se ne riparla al prossimo giro, sempre che, nel frattempo, si pensi alle cose serie (legge elettorale e sul conflitto d'interessi) e non agli inciuci.

 

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Categorie: sfoghi
martedì, 11 aprile 2006
contributo di gattomammone

L'ITALIA CHE NON CAMBIA MAI

IL CAVALIER PER SEMPRE
di Massimo Gramellini
(La Stampa del 11.04.2006)

Comunque vada a finire, la vera sorpresa di queste elezioni è che l'Italia non cambia mai. O forse a essere stupefacente è solo il nostro stupore, alimentato da anni di sondaggi ed elezioni locali a senso unico. A furia di leggere e scrivere che il popolo del centrodestra non ne poteva più di Berlusconi, avevamo finito col sottovalutare un particolare decisivo: che qualsiasi nausea e delusione sarebbero sempre state inferiori alla paura procurata dal pronostico di una vittoria altrui. E quel popolo detesta i valori della sinistra e ne teme l'attuazione pratica al punto da essere disposto a turarsi ogni volta il naso, pur di non mandarla comodamente al potere.

Berlusconi non è la democrazia cristiana, ma i suoi elettori sì, e non averlo mai voluto capire è la colpa strategica dei partiti dell'Ulivo. I berluscones sono l'Italia che si sente all'opposizione dai tempi «di quel comunista di Fanfani», tranne aver sempre continuato a votare per chi stava al governo, lamentandosene. L'Italia dissimulatrice che mente agli exit polls perché non vuol far sapere in giro per chi vota: mica per vergogna, ma per disinteresse, non considerandolo un motivo particolare di orgoglio. La maggioranza silenziosa che non ha una passione speciale per la politica e se avesse un Moretti o una Guzzanti di centrodestra non andrebbe nemmeno a vederli, perché preferisce le commedie romantiche e i giochi a premi. Un fiume carsico che scorre sotto traccia per badare agli affari propri e riappare in superficie solo il giorno delle elezioni nazionali, quando bisogna sbarrare il passo ai «cattivi» che vogliono portargli via «la roba».

Sono quelli che preferiscono l'America all'Europa, le barzellette agli appelli e i libri della Fallaci a quelli di Terzani. Sullo Stato hanno idee chiare: non lo considerano un amico, ma un padrone che vogliono affamare con la riduzione delle tasse, e pazienza se all'inizio a rimetterci non saranno le autoblu dei ministri ma i servizi, perché «è come nelle diete, prima di arrivare a perdere la pancetta devi rassegnarti a dimagrire anche dove non vuoi».

L'unica speranza che l'Unione aveva di ammansirli era mettere in pista il suo finto democristiano: l'ipnotizzatore di masse variegate Walter Veltroni. Invece ha insistito col voler schierare quello vero, Romano Prodi. Ora, se c'è una categoria che gli elettori democristiani detestano con tutta l'anima sono i cattolici rossi o almeno rosè. Già il cuore piccolo borghese della democrazia cristiana era convinto che i propri voti difensivi servissero ai vertici del partito per promuovere politiche progressiste e candidati molto più a sinistra del loro elettori. Prodi rappresenta la sintesi di ciò che essi detestavano e detestano: don Camillo che va a pranzo da Peppone. Più prosaicamente, il sindacato rosso che si mette d'accordo con la Confindustria sulla pelle del ceto medio dei piccoli produttori.

Nessuno, a sinistra, ha provato sul serio a esorcizzare queste antiche paure, pensando che il fallimento del governo Berlusconi avrebbe influito sugli esiti del voto più di qualsiasi pregiudizio contrario nei loro confronti. Non è così. Non nel Nord industriale del Paese. Quello che ha eletto a suo filosofo di riferimento un commercialista, Giulio Tremonti, e almeno a parole vorrebbe riforme liberali, ma in ogni caso preferisce tenersi stretto il suo monopolista preferito che affidare la dichiarazione dei redditi agli amici del compagno Visco.

Nulla riesce a smuoverli dalle certezze dell'esperienza e il sentirsi perennemente descritti dagli intellettuali come uomini ignoranti e allergici alle regole non fa che alimentare la convinzione di essere nel giusto. Dopo dodici anni si tengono ancora stretto Berlusconi: è diventato una ossessione, ma sempre meno che per gli altri, «i comunisti».

Se aveva ragione Borges, e la democrazia perfetta è quella in cui i cittadini non ricordano come si chiama il loro presidente, l'Italia di questi anni è stata di un'imperfezione assoluta. Riesce ormai difficile persino immaginare che sia esistito un tempo in cui i giornali potevano uscire la mattina senza avere sulla prima pagina il marchio di quelle quattro sillabe, Ber-lu-sco-ni, abbinato a qualche dichiarazione dirompente: «Scendo in campo!», «Magistrati comunisti!», «Farò l'Italia come il Milan!», «Giornalisti stalinisti!», «Meno tasse per tutti!», «Bollitori di bambini maoisti!», «Sì, avete capito bene, a-bo-li-rò l'Ici!», «Chi non vota per i propri interessi è un coglione!» e ogni punto esclamativo era il profilo della sua dentatura, sorridente o digrignante a seconda del copione. Ma risulta altrettanto improbo ricordarsi un film, un libro, un monologo satirico, un'inchiesta giornalistica e finanche una conversazione privata su un oggetto politico, calcistico o televisivo che non andassero prima o poi a sbattere lì, addosso a Sua Invadenza. Lui che se fosse un elemento del creato, non sarebbe fuoco che brucia ma acqua che sommerge, occupando ogni spazio vuoto aggirabile o non ostruito da una diga.

Eppure i berluscones continuano a sopportarlo, a considerarlo uno di loro. Qualche sua bizza ha il potere di imbarazzarli, ma nessuna veramente di sconvolgerli. Lo accettano come il fratello un po' troppo disinibito che avrebbero voluto avere e, in fondo, essere. Li accomuna la stessa visione utilitaristica delle istituzioni e l'idea assolutamente rivoluzionaria che lo Stato e la politica debbano essere gestite da un padrone, proprio come le aziende. Che la democrazia non sia partecipazione diffusa e continua, ma consista nel trovare 5 minuti ogni 5 anni per andare a votare, delegando per il tempo rimanente qualcuno che abbia non solo la voglia bizzarra di occuparsene, ma anche un interesse personale nel farlo, perché «se Berlusconi non avesse le tv e tutto il resto, non avrebbe alcun tornaconto a far andare bene l'Italia, diventerebbe un politico e si metterebbe a rubare come gli altri», mi ha spiegato un idraulico romano che lo vota da una vita: immaginarlo a colloquio con un girotondino dà la misura della incomunicabilità delle due Italie che non hanno più un linguaggio di valori condivisi con cui parlarsi o almeno capirsi. Ognuna delle due addossa all'altra i mali della modernità: l'immobilismo delle gerarchie, l'impoverimento del ceto medio, la diminuzione delle garanzie, la superficialità delle emozioni, l'orgoglio dell'ignoranza, il sadismo dei reality show. Si guardano in cagnesco, mentre la barca affonda. Senza nemmeno più rendersi conto che è la stessa barca.

contributo di gattomammone

UN ALTRO MISTERO ITALIANO:
BERNARDO PROVENZANO

Che strano! Proprio oggi? Lo hanno incontrato per strada? O forse aveva esaurito in suo compito lunedi alle 15,00? Un altro mistero italiano. (Claudio Urbani dal blog di Claudio Sabelli Fioretti)

Sicuramente l'arresto aumenterà le possibilità di elezione di un probabile candidato bipartisan per la presidenza della Repubblica: Giuseppe Pisanu. Sbaglio?


(da Segnalidifumo.it)

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Categorie: news
contributo di gattomammone

IL RUTTO

Sono stati cinque anni di sofferenza e anche il finale non è stato da meno. Diceva Silvio Orlando ieri pomeriggio a Radio Capital :" è come quando vai a letto dopo aver mangiato peperoni con tanto di pellecchia, la mattina ti alzi e stai male fino a che non fai il grande rutto". A una parte di Italia ci sono voluti cinque anni per fagli digerire ( e ancora non completamente) questa peperonata andata a male e dovevamo fare tutti un bel ruttone. E' venuto un ruttino ma è venuto, è l'inizio della digestione. Cosi' impariamo a votare di pancia e non di cervello come fanno all'estero. Anche i nostri connazionali. Grazie a voi cervelli in fuga.


(grazie a Mauro Biani)

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Categorie: satira, democrazia
lunedì, 10 aprile 2006
contributo di gattomammone

LA NUTTATA NUN HA DA PASSA'?

MA CHE FINE HA FATTO IL "CULO" DI PRODI?

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Categorie:
domenica, 09 aprile 2006
contributo di gattomammone

LA DOMENICA DELL'ULIVO

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Categorie: appelli, tarocchi, proderie
sabato, 08 aprile 2006
contributo di gattomammone

HA DA PASSA' A NUTTATA...

In questo giorno di tregua niente parole ma immagini di speranza. Buon voto a tutti.

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Categorie: speranza, tarocchi, proderie