martedì, 18 novembre 2003
contributo di gattomammone

 

QUELLE BANDIERE
di
Giulietto Chiesa

(da il Manifesto del 15.11.2003)

Non bisogna avere paura di dire l'avevamo detto.
Il movimento contro la guerra in Iraq è stato, in Italia, il più possente e insieme il più diversificato. Ma tutte le motivazioni che l'hanno fatto grande convergevano su alcune, fondamentali assunzioni: si trattava di una guerra senza alcuna legittimazione; preventiva e quindi doppiamente illegale; sbagliata perché pensata sull'ipotesi che fosse possibile esportare con la forza valori e democrazia; inutile perché non avrebbe risolto alcun problema, a cominciare dalla lotta contro il terrorismo; pericolosa perché avrebbe aggravato quelli esistenti, in particolare moltiplicando i focolai di terrorismo. Tutto ciò che era stato previsto si è, purtroppo, verificato. Ed è tanto più triste constatarlo dopo che molti nostri soldati sono caduti in combattimento. Poiché ciò dice che quei morti potevano essere risparmiati.

Adesso coloro che sono responsabili diretti di quelle nostre morti cercano canagliescamente di nascondere le loro responsabilità sotto una coltre di retorica patriottica. Occorre invece riflettere con il massimo di sangue freddo.

Riflettere significa aiutare la gente a non cadere nelle molteplici trappole che molti media spargono a piene mani. La più insidiosa delle quali è la tesi secondo cui tutto ciò che sta accadendo in Iraq, in queste ore, sia terrorismo fondamentalista islamico importato dall'esterno, farina del sacco di Bin Laden.

A parte il fatto che sostenere questa tesi equivale a riconoscere che gli Usa hanno commesso un errore irreparabile, moltiplicando il pericolo terrorista, occorre dire a gran voce che essa è comunque falsa. Ridurre tutto a terrorismo fondamentalista significa fasciarsi occhi e orecchie e illudersi che esso possa essere domato con un incremento di forza militare.

In realtà è evidente la presenza - accanto, insieme, intrecciata con il terrorismo - di una potente, diffusa resistenza popolare contro le truppe d'occupazione. Questo significa che un aumento della repressione sarà, per un tempo imprevedibile, accompagnato da un incremento della reazione, cioè da altro sangue, altro terrorismo, altre morti, irachene e straniere. Sbagliare la valutazione significa sacrificare inutilmente altre vite.

Ritirarsi è dunque obbligatorio, anche perché il vuoto pauroso creato dalla dissennata guerra statunitense non sarà certo colmato dalla presenza italiana. Perfino il Giappone - che aveva promesso truppe - è tornato sulla sua decisione. La Corea del sud riduce il contingente. L'India rifiuta, la Turchia rifiuta. Russia, Germania e Francia restano fuori. Tutti vili?

In realtà tutti più o meno consapevoli che bisogna cambiare rotta, subito, senza porre tempo in mezzo. Questo barlume di resipiscenza sta emergendo perfino a Washington. Forse per ragioni elettorali, ma potremmo presto trovarci di fronte a una abbandono anticipato del campo da parte perfino degli Stati uniti. Anticipato significa ancor prima che una qualsiasi soluzione di autogoverno iracheno sia stata messa in piedi.

S'impone una iniziativa politica che sia, in primo luogo, un messaggio positivo al popolo iracheno stremato dalla dittatura, dall'embargo e dalla guerra, le cui coordinate sono visibili fin d'ora e che dovrebbero essere subito sperimentate: consegna alle Nazioni unite della responsabilità politica; ritiro annunciato da subito e gradualmente eseguito di tutte le truppe di occupazione; loro sostituzione graduale con le truppe di paesi che non hanno preso parte all'aggressione militare anglo-americana; progressivo inserimento di forze militari e di polizia dei paesi arabi e musulmani.

Difficile? Difficilissimo. Se qualcuno ha soluzioni politiche più facili le esponga.

Il movimento contro la guerra faccia sentire la sua voce. L'emozione e il dolore, insieme alla campagna mediatica, insieme alle incertezze di un'opposizione senza bussola, hanno modificato in senso negativo - inutile nasconderselo - il panorama dell'opinione pubblica italiana. I sondaggi, pur da prendere con le pinze, indicano un paese spaccato in due, dilaniato tra l'ipotesi del ritiro e quella del proseguimento, senza destino e prospettiva, di una presenza italiana in Iraq. Il governo - cieco come prima - dichiara di voler procedere peggio di prima.

Prima che la guerra cominciasse, poi a guerra iniziata, abbiamo riempito il paese di bandiere di pace. Molte sono rimaste - e giustamente - appese a dimostrare che fu giusto metterle, perché la guerra non era affatto finita. Chi le ha lasciate aveva ragione. Le lasci, anche se i loro colori si sono stemperati. Chi le ha ritirate le riesponga. Chi non le aveva ancora messe le tiri fuori. E' un messaggio visivo potente, razionale, solidale, democratico. Moltiplichiamolo, nell'interesse della ragione e della pace.

























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venerdì, 14 novembre 2003
contributo di gattomammone

Grazie a Doddy, fra poco ritorno....
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contributo di gattomammone

 

BALLE SPAZIALI
di Stefano Benni

(da il Manifesto del 12.11.2003)

Due sono le Superballe, le grandi galassie di bugie che i media tengono in vita, sempre più arrancando e improvvisando. La prima riguarda la necessità e l'utilità della guerra in Iraq, la seconda la legalità e il gradimento del governo Berlusconi. Sul nano piduista, palazzinaro e strabugiardo il fallimento e la vergogna sono tali che anche Rutelli si è spettinato, dicendo cose che parecchi avevano capito da tempo. Uno, il nano sbraita e millanta di parlare a nome della gente ma non ha più la maggioranza dei consensi, ha persino paura a farsi vedere in giro, va al bagno in elicottero, è un ologramma fardato. Due, tra Rai, condoni, processi, leggi ad personam il suo non è più un conflitto di interessi, ma un bombardamento alla democrazia. Tre, il neuropremier non spara cazzate a caso, ma perché è l'unico modo per far sembrare grave quello che ha detto, non quello che ha fatto e farà. Il fascismo fu una gaffe lunga vent'anni? Quattro, la sinistra potrebbe cominciare a chiamare le cose col loro nome e cercare di vincere senza inciuci, compromessi e faide interne.

E mentre il premier-cocker saltella scodinzolando tra Bush e Putin, le Superballe della Casa di Libertà stanno perdendo audience, proprio come le televisioni. Ogni giorno Mezzoduro Bossi, Settecamicie Fini e Borborigmo Buttiglione si lanciano ultimamum, diktat, accuse, smentite, rattoppi e dietro-front: la politica italiana somiglia ormai a studio televisivo rissoso e vittimista, in cui applaude solo la claque.

Ma uscendo dalle grane di Italiaset, è sulla guerra in Iraq che siamo nel kolossal, e il Pentagono sforna balle da cento megatoni. Ecco il riassunto delle ultime notizie.

La guerra in Iraq e al terrorismo internazionale è finita, ma i titoli di coda sono lunghi perché c'erano un sacco di sponsor.

Negli ultimi mesi ci sono stati centocinquanta falsi allarmi negli Stati Uniti e un migliaio di veri attentati in varie parti del mondo, ma la Cia funziona benissimo.

In Iraq sono entrati, secondo il proconsole Bremer, centinaia di noti terroristi siriani, yemeniti e sauditi. Da dove sono passati e chi li ha fatti passare? La Cia ipotizza un traffico di gommoni albanesi nel golfo Persico, oppure una metropolitana nel deserto progettata da Alì la Talpa, il Lunardi dell'Islam. Secondo Colin Powell è quasi certo, a questo punto, che Saddam non possedeva armi di sterminio. Ciò prova la pericolosità del dittatore che ha simulato di possedere armi di sterminio perché gli Usa lo attaccassero e il dittatore potesse sputtanarli dimostrando che non c'erano armi di sterminio. Ma noi, ha concluso Powell, lo smaschereremo trovando le armi di sterminio. Se qualcuno trova un punto debole in questo ragionamento, è un fiancheggiatore di Al Qaeda.

L'allarme antrace degli Stati Uniti, per evitare le continue emergenze e relative smentite, avrà luogo il mercoledì e il venerdì per i numeri civici pari, martedì e giovedì per quelli dispari. Lunedì carbonchio. Sabato e domenica la Cia è chiusa e gli americani dovranno arrangiarsi.

La liberazione dell'Iraq è stata accolta dalla popolazione con la massima gioia. Non passa giorno che i soldati americani non vengano festeggiati. Il coraggioso Bush ha dichiarato: noi non ce ne andremo dall'Iraq ma soprattutto non ci andrò io, mica sono così fesso da farmi ammazzare. Dopodichè è andato a fare lo sborrone in tuta mimetica tra i marines di un campo ben recintato in Florida.

La Cnn ha diffuso un nuovo video di Bin Laden, trovato dalla Cia in un pornoshop di Baghdad. Il pericolosissimo Osama è ritratto in piedi, di spalle contro un muro, insieme a un amico sceicco. Secondo la Cia i due dicono: Non dovevamo attaccare a Riyadh, dovevamo attaccare a Parigi e a Treviso , ma stai attento a non voltarti che le telecamere satellitari ci stanno inquadrando. Secondo un interprete arabo la conversazione invece è questa: Non dovevo mangiare tutti quei peperoni, adesso ho la cistite. E stai attento a non voltarti che mi stai pisciando sui piedi.

Su Saddam ci sono due ipotesi: o è morto, o è contemporaneamente a Baghdad o in Bielorussia o in Siria. Secondo la intelligence della Cia, la prima ipotesi getta forti dubbi sulla seconda.

A Guantanamo i prigionieri sono trattati secondo la convenzione di Ginevra. Vengono torturati un'ora esatta cronometrata con un orologio svizzero, non un minuto di più.

Nuovo scandalo per il libro di un maggiordomo: dopo la presunta relazione tra Carlo d'Inghilterra e un valletto, e quella tra Blair e gli Iron Maiden, sta per uscire un nuovo piccante memoriale. Secondo il cuoco di Bush, questa estate il presidente e Berlusconi cercarono di avere un rapporto contro natura rimanendo un'ora intera senza parlare di soldi.

Bush ha chiesto al congresso altri dieci milioni di dollari per la difesa degli interessi nazionali, e cioè per pagare l'equipe di sceneggiatori che dovrà preparare il dossier di balle per l'attacco alla Siria.

Bush ha detto (giuro) che la ricostruzione è iniziata, in quanto sono stati portati a Baghdad cinquecento guanti da baseball per i marines. Il campo da golf non c'è ancora, ma le buche non mancano.

Secondo un rapporto segreto del Pentagono, l'ultima campagna di guerra aveva dieci obiettivi: 1- catturare Bin Laden; 2- catturare il mullah Omar; 3- catturare Saddam; 4- trovare gli arsenali chimici e nucleari; 5- porre fine agli attentati terroristici; 6- riportare la pace e la tranquillità in Iraq e garantire l'incolumità di tutti; 7- Valorizzare il ruolo dell' Onu e della diplomazia nel mondo; 8- risolvere la questione palestinese; 9- rinsaldare i regimi moderati in Medio Oriente; 10- decuplicare le spese per gli armamenti e i relativi guadagni delle industrie belliche. Uno solo sui dieci obiettivi e stato raggiunto. Dopo questo elenco di balle, promesse non mantenute e truffe mediatiche, capite perché Bush e Berlusconi sono così amici?





























Inserito da gattomammone alle ore 14:53 | link | commenti (1)
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