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La sinistra moderna? FATTO. |
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Se pacifisti sono "oggettivamente dalla parte di Saddam" allora anche chi è contrario alla pena di morte sarà oggettivamente dalla parte degli assassini? Finchè a sostenere tesi stupidamente fanatiche come questa sono i berluscones arruolati nella guerra televisiva, la cosa rientra nella normalità. Non c'è persona dotata di buonsenso che ormai sprechi tempo a seguire i salotti del telerisiko, popolati da casi umani, sorridenti esperti di bombe e dark ladies miliardarie eccitate dalla vista del sangue, tutti insieme appassionatamente per difendere la causa del più forte. La faccenda diventa penosa quando invece a sostenere l'equazione pacifisti-guardia di Saddam sono i cosiddetti riformisti. E' l'ennesima prova di una subalternità culturale al modello berlusconiano. Non ricordo una sola proposta dei neoriformisti, in compenso bravissimi ad approvare di volta in volta ciò che gli passa davanti: Saranno dieci anni che Berlusconi, che conosce la storia del movimento operaio quanto Ingrao conosce la storia del Telegatto, cerca di dettare le regole di una sinistra moderna: L'incredibile è che gli avversari gli credono e si adeguano. Una sinistra moderna, secondo Berlusconi, doveva abbandonare il sostegno alla magistratura indipendente: fatto. Una sinistra moderna al governo, nel '96, avrebbe dovuto rinchiudere nel cassetto per sempre il conflitto di interessi: fatto. Una sinistra moderna oggi non scende in piazza per difendere i diritti e la pace o perlomeno, se proprio vi è costretta, si mostra scettica e critica: fatto. Una sinistra moderna accetta che il servizio pubblico finisca nelle mani del padrone di Mediaset e si accontenta di un presidente di garanzia che non garantisce un bel nulla: fatto. Una sinistra moderna e quindi berlusconiana è una sinistra che, con l'80 per cento del paese pacifista, riesce a farsi la guerra sulla guerra. Fatto. Ma quanto può durare questo gioco al massacro? La sinistra italiana ha sempre avuto la tendenza ad assoggettarsi nel tempo all'egemonia dell'avversario. Il riformismo d'osservanza berlusconiana di oggi è figlio del Pci "democristiano" d'una volta. L'Ulivo del '96 ha rappresentato la rottura, l'eccezione vincente, l'offerta di un'alternativa che era anche di valori, bene incarnata nel leader Prodi che è quanto di più lontano si possa immaginare dall'universo berlusconiano. La sinistra tornerà a vincere quando capirà che nella nuova destra non c'è nulla di moderno, nessuna lezione da apprendere. E' soltanto la forma italiota e provinciale di una reazione mondiale destinata a fallire. I falchi del Pentagono stanno al declino dell'impero americano come i generali dell'Armata rossa stavano alla caduta dell'impero sovietico. |
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LA MIA VITTORIA |
| Sono George Wermacht Bush, presidente della più grande ex-democrazia del mondo. Prima di partire per il week-end nel mio chalet, dove mi distrarrò pescando le trote col mitra, vorrei tenere una breve e vittoriosa conferenza stampa. Saluto i giornalisti presenti: riportate fedelmente le mie parole e non spaventatevi se vi parlo dalla torretta di un carro armato. Mi piace stare quassù: niente come le armi eccita chi ha schivato il militare, come ha fatto il sottoscritto, e quasi tutti i senatori Usa. Il primo passo verso la liberazione dell'Iraq, del Medio Oriente, e del mondo è compiuto, ma il campionato è lungo e molto resta da fare. Abbiamo abbattuto la statua del rais, simbolo di una tirannia obsoleta. Quando hai i B 52, non hai bisogno di una grande statua perché la gente ti guardi dal basso. In Iraq lo scontro è stato preventivo ma duro. Sapevamo di avere di fronte un avversario preponderante, con un'aviazione micidiale, missili di ottima annata, armi chimiche e di sterminio totale. Ed ecco la prima subdola mossa del nemico. Esso ha nascosto il suo terrificante potenziale militare causandoci non poche difficoltà. Le centinaia di caccia iracheni non sono decollati, mettendo in crisi la nostra aviazione che li cercava giorno e notte. I missili che molto astutamente avevamo fatto distruggere dagli ispettori Onu non sono partiti. I tank avevano la targa babilonese. Le armi chimiche non c'erano, abbiamo trovato solo atropina, calzini vecchi e magnesia. Adesso ci toccherà di trasportare un po' di schifezze sul posto. La Bayer ci manderà medicine tossiche come il lipobay, McDonald's il suo famoso Blob Burger. Berlusconi ci ha promesso la discarica di suo fratello. Soldati in mutande si sono arresi ai nostri tank che li hanno spalmati sulla sabbia del deserto. Non siamo venuti qui per caricare autostoppisti. Il grande esercito iracheno ha astutamente finto di essere male armato, affamato, antiquato. A questo punto, come potevamo combattere una guerra senza nemico? Avremmo dovuto dare ragioni ai nostri detrattori, quelli che dicevano che Saddam poteva essere disarmato in pochi mesi dall'Onu. Non ho niente contro l'Onu, anche se preferisco il Rotary. Credo anzi che il lavoro degli ispettori sia stato molto utile: gli abbiamo fregato le mappe delle caserme e dei depositi, e abbiamo sparato sul sicuro. Ma questa guerra aveva bisogno di un po' di suspence, e per fortuna c'era Saddam. Lui è servito a dare dignità di operazione militare a questo tiro al bersaglio. Bisognava eliminare il rais, e poiché si spostava come una talpa, dovevamo cacciarlo. Nel corso di questa caccia abbiamo colpito: Tre mercati, due ospedali e una televisione. Un albergo, una scuola e due quartieri residenziali. Un tot di civili e soldati iracheni. Cento soldati inglesi a piedi e in elicottero. Cinquanta soldati americani. Un imprecisato numero di curdi, tanto quelli non li conta mai nessuno. Un gruppo di giordani. Undici afghani. Un cameraman ukraino e uno spagnolo. Un camion di mamme e bambini. Cinque addetti d'ambasciata russi (l'ambasciatore ci è scappato... pardon si è salvato). Una suora in motorino. Un'ambulanza della Croce Rossa. Diversi villaggi sospetti di essere siti chimici. Così imparano a cucinare i peperoni. Abbiamo ucciso Alì il chimico, Fatima la tossica, Mohamed il velenoso e Selim il boleto. Siamo rimasti vivi solo noi: George l'ubriacone, Rumsfeld il cocainomane, Osama il dialitico e Saddam il clonato. Per ultimo, abbiamo tentato di colpire Lilli Gruber, scambiata per il rais. E' vero, non gli somiglia molto, ma era a trecento metri e aveva un microfono in mano. Naturalmente ora che è caduta Baghdad ci toccherà di accoppare anche Saddam, anche se la Cia preferirebbe prenderlo vivo e surgelarlo insieme a Toro Seduto e a Khomeini, magari torna buono tra qualche anno. Poi ci prenderemo il petrolio, e gestiremo le faide e le vendette di questo paese. Correrà altro sangue, ma pazienza. Siamo indifferenti sia alla gioia di alcuni iracheni per la fine della tirannia, sia alla resistenza disperata di altri: i primi li fotografiamo, i secondi li massacriamo. Quello che ci rode è che, a onta dei molti megafoni della nostra propaganda, sappiamo bene che alla fine non riusciremo a passare per liberatori. Ahimè, questa volta siamo stati smascherati. Ebbene sì, cari sudditi americani e alleati: siamo la razza eletta e l'esercito più potente del mondo, ma abbiamo alcuni difetti. Combattiamo sempre cinquanta contro uno, inventiamo i motivi delle guerre, torturiamo i prigionieri, spariamo sui civili, e diciamo un sacco di bugie. Ma nell'inventare e riciclare Nemici Terribili e Potentissimi siamo i migliori. E li scegliamo sempre capi di un popolo impoverito e sofferente. A questo punto sarebbe un peccato sprecare questa nostra abilità. Questa invasione non ci basta, questo petrolio è poco, le fabbriche di armi non possono fermare la produzione, Rumsfeld ha comprato gli anfibi nuovi, abbiamo bisogno di un nuovo nemico, subito. Il mondo pagherà l'offesa di averci isolato, i pacifisti di averci sputtanato, il papa di averci sgridato. Siamo un popolo pacifico, ma nei prossimi anni triplicheremo la spese militari. Siamo un popolo democratico, ma la Cia ha ripreso a schedare insegnanti, giornalisti e intellettuali. Siamo un popolo multietnico ma in mano a un elìte di straricchi bianchi. Avete visto le prime nostre reazioni alla caduta di Baghdad? Cheney ha detto, vaffanculo l'Onu, l'Iraq lo ricostruiamo noi. Rumsfeld ha detto, non cesseremo il fuoco finché l'ultimo uomo di Saddam non sarà morto. Powell si è lamentato perché Osama non si fa vivo. Bolton ha detto: l'Iraq serva di monito a Siria Iran e Corea del Nord. Vi sembrano frasi che segnano l'inizio di un periodo di pace? Io non mi aggiungerò a queste voci minacciose, a me interessa solo essere rieletto e che la Esso mi dia il sette per cento sui barili. Però vi faccio notare che in Cina sono spuntati questi scarafaggi portatori di polmonite. Ieri, alla Casa bianca, ne è stato visto uno rubare un chicco di riso. Non siamo paranoici, ma se i musi gialli vogliono iniziare la guerra blatto-batteriologica, abbiamo abbastanza armi nucleari da disinfestare tutto il loro obeso paese. Siamo un paese pacifico, ma l'igiene prima di tutto. L'operazione guerra infinita è iniziata. Nessuno si stupisca. Vi interrogate, giustamente, sul perché in tanti odiano l'America. Cominciate anche a chiedervi perché tanti americani odiano il resto del mondo. Perciò cari giornalisti e operatori, quando tornerete al vostro giornale o alla vostra televisione, se li troverete ancora, diffondete al vostro pubblico questa notizia: da oggi nessuno è al sicuro. Parafrasando un fottuto scrittore americano filocubano comunista: non ti chiedere mai per chi suona la sirena. Essa suona per te. Arrivederci e andate con Dio. Il mio, non quello del papa. |
Detti Iracheni:
"Morto (o disperso) un rais se ne fa un altro"

G.W. Bushein

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BERLUSCONI E LA JIHAD ANTICOMUNISTA |
| A guerra finita, Berlusconi mette fuori la testa dalla trincea del silenzio, si guarda intorno, indossa la divisa del vincitore e rilancia l'eterna, miserabile, piccola guerra civile contro l'altra metà del paese: L'ultima trovata del premier, esalata durante la campagna elettorale nel bresciano, è che la sinistra avrebbe confermato con l'impegno per la pace "l'insopprimibile attrazione per le dittature e i dittatori". Ora, sarebbe facile ricordare a Berlusconi che la moderna sinistra italiana si fonda sui valori della resistenza a una dittatura feroce che la cultura di governo s'incarica ogni giorno di sdoganare, dopo aver portato al potere i nipotini del Duce. Si potrebbe anche aggiungere venendo a tempi recenti, che l'unico leader politico ad aver manifestato attrazione per Saddam è stato il suo attuale vice Gianfranco Fini, nel 1 991 in missione a Bagdad in compagnia di Le Pen per stringere la mano all'assassino. E infine, perchè mai Berlusconi, che parla sempre come lo Schifani di Bush e ora perfino di Rumsfeld, non ha fatto partire i soldati italiani se era tanto convinto delle ragioni americane? Tutti questi argomenti, per quanto ovvi, sarebbero però inutili. Le sparate ignoranti di Berlusconi sulla storia patria non vanno prese sul serio, sono un modo avvilente d'usare una grande tragedia per rimontare un paio di punti nel voto di Brescia e dintorni. La politica, secondo Carl Schmitt, è anzitutto l'individuazione di un nemico. Secondo Berlusconi, è soltanto questo. D'altra parte tutte le promesse del berlusconismo, dal miracolo economico alla nuova missione nazionale, sono miseramente fallite. In due anni di governo la lobby di Arcore si è mostrata una poderosa macchina affaristica calibrata sugli interessi del padrone, un moltiplicatore delle fortune di Mediaset e della galassia finanziaria berlusconiana. Ma si rivela ogni giorno di più un pessimo affare per il paese avviato a un declino economico, politico e civile. L'italietta di Berlusconi accumula debiti e ritardi che un giorno qualcuno dovrà pagare, mentre il suo ruolo in Europa e nel mondo si riduce alle dimensioni folcloristiche del "vorrei ma non posso" cui è improntata la politica estera di cartapesta del premier. E' comprensibile allora che Berlusconi si rifugi nella solita Jihad anticomunista. Il comunismo è l'unico problema sul quale il governo può vantare buoni risultati, essendo morto da una quindicina d'anni. E' giusto anche che l'opposizione non perda tempo a replicare alle provocazioni del premier. Abbassare il livello della politica alla polemica sadomaso è un errore di prospettiva: un giorno si dovrà ricostruire un tessuto civile fra le due parti politiche del paese. L'avventura berlusconiana è il punto più basso del fallimento storico, dell'incapacità italiana di darsi una classe dirigente di livello internazionale dopo la caduta del muro e alle viste di un nuovo ordine mondiale. Come si è visto bene anche nel corso della crisi bellica, quando l'Italietta della destra si è nascosta nella nebbia di c onfine del confronto fra l'asse angloamericano e quello franco-tedesco. Le chiacchere e le vanterie del Cavaliere, le ossessioni e le provocazioni, l'opportunismo di giornata, saranno tratti psicologici bizzarri ma sono storicamnete irrilevanti rispetto all'impegno futuro di restituire dignità e g randezza internazionale all'Italia. |
Qual'è la differenza tra questi due grandi leader
scelti dalla MAGGIORANZA del loro popolo?

(Risposta: quello di destra ha i baffi)